RARO QUADRO 1941 DI GIULIO COLTELLACCI 1916-1983 Roma

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Descrizione

Olio su tavoletta 23 x 29 cm

 

Cornice 30 x 35

 

Nacque a Roma il 12 apr. 1916 da Italo Roberto e da Ida Colasanti, in una famiglia originaria di Palestrina. Contro la volontà dei suoi parenti, che lo volevano indirizzare agli studi di ragioneria, preferì frequentare l’Accademia di belle arti di Roma, e si dedicò quindi al disegno e alla modellazione lavorando presso lo studio dello scultore E. Vighi. In seguito, si iscrisse alla facoltà di architettura senza però terminare il corso degli studi.

Fin dall’infanzia dimostrò un vivo interesse e un’attenzione peculiare per la rappresentazione teatrale e in special modo per il melodramma: si recava al teatro dell’Opera con grande assiduità e sovente si dilettava nel ridipingere e ricostruire le scenografie vedute oppure le reinventava in una sua elaborazione personale (Sala, 1982).

Questa passione per il mondo dello spettacolo lo accompagnò tutta la vita, non impedendogli però di coltivare anche altre attività artistiche; la sua grande versatilità lo portò a interessarsi e a dare il suo contributo anche all’arredamento, alla moda e alla pittura.

Fu assistente negli anni 1942-43 dello scenografo Aldo Calvo, ma il suo vero esordio fu accanto al regista Guido Salvini per il quale firmò le scene di Rebecca la prima moglie di D. Du Maurier che andò in scena a Roma al teatro Quirino nel 1946. Il sodalizio tra i due artisti durò a lungo e diede l’opportunità al giovane C. di fare conoscere il suo talento.

Il C. e Salvini lavorarono insieme per numerosi teatri italiani: il Valle e il Quirino di Roma, il teatro Olimpico di Vicenza, il teatro Romano di Verona, il teatro Greco di Siracusa, La Fenice di Venezia. Misero in scena importanti lavori tra i quali: Il ritratto di Dorian Gray di O. Wilde (riduzione di C. Bestetti, Roma, teatro Quirino, 1946), Edipo re di Sofocle (Vicenza, teatro Olimpico, 1948), Giulio Cesare di Shakespeare (Verona, teatro Romano, 1949), Gli straccioni di Annibal Caro (Roma, teatro Valle, 1950), La signora non è da bruciare di C. Fry (ibid., 1952), Ispezione di U. Betti (ibid., 1952).Nel 1946 il C. si trasferì a Parigi dove collaborò continuativamente alla rivista Vogue per l’anno 1947 con varie copertine e illustrazioni, tra l’altro anche con il bozzetto per la copertina speciale del primo numero postbellico con una divertente composizione di sapore surrealista, che riscosse un grande successo.

Da Parigi non interruppe i contatti con il mondo artistico italiano: nel 1946 partecipò, alla galleria d’arte Palma di Roma, alla I Mostra internazionale di scenografia organizzata dalla rivista Teatro, dove furono presenti artisti di notevole talento tra i quali A. Calvo, G. Severini, G. De Chirico, F. Casorati, T. Scialoja, C. Filomarino, G. Sensani (cfr. La prima mostra internazionale di scenografia, in Giornale d’Italia, 16 maggio 1946). Sempre nel 1946 presentò i suoi lavori in una mostra di pittura contemporanea che si tenne a Buenos Aires in luglio nel salone Peuseur.

Per il Piccolo Teatro di Milano firMò le scene e i costumi di importanti lavori come La famiglia Antropus di Th. Wilder (1948-49) e La bisbetica domata (1949) e il Riccardo III (1950) di Shakespeare.

Il C. curò sempre le sue scenografie minuziosamente, fin nei minimi dettagli, occupandosi spesso anche dei costumi. Più che alla ricostruzione filologica mirava a cogliere lo spirito della commedia, l’atmosfera di un’epoca, traducendoli in un linguaggio contemporaneo. A volte prevaleva il realismo, altre volte venivano inseriti elementi astratti e surreali, giochi di pieni e di vuoti che conferivano alle scene modernità e originalità.

E. Prampolini (1950) lo inserisce accanto a sé, con i precursori Balla e Depero, nella corrente scenografica della Astrazione spaziale plastico cromatica che egli considera la più estremista e la più moderna, riassumendo le esperienze e le tecniche del cubismo, del futurismo e dell’astrattismo.

Il repertorio del C. non si limitò alla prosa, ma comprese anche le scene di opere e balletti (Marinelli Roscioni, 1979). Nel 1951 eseguì le scene e i costumi dell’Orfeoed Euridice di Haydn (i bozzetti furono esposti nel 1963 a Napoli, alla Mostra di scenografia contemporanea) per il Maggio musicale fiorentino, dove il C. fu presente numerose volte, tra l’altro nel 1953 con Amhal e gli ospiti notturni di G. C. Menotti (che ne fu anche il regista) e nel 1967 quando lavorò alle scene e ai costumi per il ballo Excelsior (musica di R. Marenco, regia di F. Crivelli), spettacolo che ebbe molto successo, anche per le numerose invenzioni sceniche dei C., e che nel 1978 fu replicato alla Scala (Visualità…, 1979, p. 103).

Allesti numerosi spettacoli all’aperto, per i quali creò suggestive comici architettoniche. Le sue scene furono in ogni occasione nuove e originali ed egli non cadde mai nella ripetizione di un modulo fisso: creò così atmosfere di sapore classico, come ricostruzioni ispirate ad un clima novecentista; ideò scene ridondanti di elementi barocchi e rinascimentali, ma seppe anche elaborare moderne strutture sceniche e nuove ardite soluzioni tecniche.

Dagli anni Cinquanta il C. cominciò a curare scenografie e costumi per il musical che in quegli anni si andava affermando in Italia, in particolare collaborando con P. Garinei e S. Giovannini. Il suo nome compare così in quasi tutti gli spettacoli del Sistina di Roma fin da La Bisarca (R. Billi-M. Riva, 1950); seguirono poi Gran baldoria (Garinei e Giovannini) nel 1953, Il giorno della tartaruga (Garinei e Giovannini-L. Magni-M. Franciosa) nel 1964, Rugantino (Garinei e Giovannini) nel 1962, Ciao Rudy (Garinei e Giovannini) nel 1966, Niente sesso siamo inglesi (A. Marriot-A. Foot, regia di Garinei e Giovannini) nel 1972, Aggiungi un posto a tavola (Garinei e Giovannini) nel 1974, Felici-bum-ta (Garinei e Giovannini) nel 1975 e molti altri ancora.

L’esperienza dei musicals gli fornì la possibilità di realizzare particolari apparati scenografici; nel 1955 eseguì le scene e i costumi per La granduchessa e i camerieri di Garinei e Giovannini, che debuttò nel castello di Fénis in Val d’Aosta, in cui abolì i fondali creando una struttura fissa intorno alla quale le diverse scene venivano montate con elementi mobili e spesso a vista. L’anno seguente a Torino per Buona notte Bettina, sempre di Garinei e Giovannini, usò il “doppio girevole” (due piattaforme concentriche girevoli che permettevano rapidi cambiamenti di scena) che utilizzò in seguito anche per altri spettacoli tra cui Rugantino.

Il C. lavorò anche con L. Squarzina (Detective story di S. Kingsley nel 1951 al teatro Valle di Roma, Corte marziale per l’ammutinamento del Caine di H. Wouk, ibid., nel 1954), con V. Gassman (Otello, nel 1956), con Dario Fo (Chi ruba un piede è fortunato in amore, nel 1975, al teatro Nuovo di Milano), con E. M. Salerno (Alpha Beta, nel 1972 al Teatro di via Manzoni di Milano). Tra il 1978 e il 1982 fu chiamato da Roland Petit, direttore dell’Opéra di Marsiglia, per creare la cornice scenografica dei suoi balletti.

Il C. si dedicò anche al cinema e fu art director di film quali Ulisse di M. Camerini (1954), Metti una sera a cena di G. Patroni Griffi (1967) e C’era una volta di F. Rosi (1967). Nel contempo non abbandonò mai la pittura, anche se, negli ultimi anni della sua vita, rimpiangeva di non esservisi dedicato di più; tenne esposizioni personali tra cui una a New York alla Sagittaria Art Gallery nel 1957, dove presentò dipinti con architetture fantastiche.

Si dedicò anche alla progettazione di mobili e all’arredamento, proponendo nuove soluzioni spaziali nella distribuzione tradizionale degli ambienti.

Nella scelta del mobilio e delle rifiniture dimostrò un gusto originale ed eclettico, risultato della sua poliedrica personalità. Amava l’uso di controsoffittature, o pannellature a parete, o gazebo; era affascinato dal Liberty, dallo stile Napoleone III ma soprattutto dai nuovi materiali forniti dall’industria che gli permettevano una grande varietà di soluzioni. Motivi frequenti nei suoi arredamenti furono gli specchi, che riflettendo la luce creavano differenti angolazioni visuali, e l’inserimento di piante. Arredò numerosi appartamenti a New York e il teatro Sistina, dove al tempo di Ciao Rudy (1966) allesti con grande sfarzo il camerino di M. Mastroianni.

Negli ultimi anni della sua vita seguitò a lavorare con il medesimo entusiasmo e slancio che lo avevano sempre contraddistinto. Morì a Roma il 26 giugno 1983 mentre lavorava alla messa in scena di Bonjour monsieur Molière (Garinei-Terzoli-Vaime) per il Sistina.