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🌈ANDREA PICINI Roma 1933-2003 Dipinto su tela 100x 100 cm del 2003
450,00€
Descrizione
ANDREA PICINI ( 1933-2003 Roma 🇮🇹) Firma e data in basso a destra “A. Picini 2003”
Bellissimo dipinto originale su tela 100 x 100 cm
Condizioni con alcune tracce del tempo vedi foto
Anno 2003 una delle ultime opere dell’artista deceduto nel Dicembre dello stesso anno
Andrea Picini è uno dei più schivi e appartati, ma anche poliedrici e geniali Maestri del secondo Novecento, prematuramente scomparso alla fine del 2003.
Pittore, scultore e ceramista, ha realizzato anche numerosi gioielli in pietre dure e metalli nobili, nonché committenze per illustri marchi italiani.
Il suo nome è prevalentemente legato alla nota produzione sul tema dei Tarocchi. Questi, grazie alla suggestiva iconografia assimilabile e aggiornata, antropomorfa ma priva di fisionomia, riscoprono un modulo decisamente aderente al nostro tempo, con il quale il consueto fascino divinatorio si arricchisce di notazioni dialettiche e ambigue.
In tempi di mercificazione generalizzata della creatività artistica, Picini è sempre andato in una direzione assolutamente e radicalmente opposta, ripercorrendo gli ultimi cinquanta anni dell’arte europea di cui assorbe e metabolizza le spinte più varie e divergenti senza rimanere legato a nessuna corrente o etichetta specifica.
I viaggi, l’amore per la cultura e la spiritualità indiana, l’interesse per l’esoterismo e l’alchimia, il contrasto sempre presente tra spirito e materia, tra sacro e profano, si addensano nella sua opera come poliedriche visioni.
Oggi tutto ciò trova una nuova dimensione nel Museo a Picini dedicato e nelle numerose iniziative che esso intende promuovere nel panorama dell’arte contemporanea.
Andrea Picini nasce a Roma il 14 marzo del 1935. Nel 1955 si trasferisce a Parigi, dove frequenta l’Atelier des Beaux-Arts. Dal 1957 entra a far parte del Gruppe du Feu con Penalba, Szabo, Stalhy, Cardenas, Etienne, Martin.
Nel 1959, poco più che ventenne, esordisce come pittore e scultore con la prima mostra personale alla Galleria parigina Collette Allendy; nel 1960 tiene una seconda mostra personale alla Gallerie La Cour Ingres nella stessa città. Nel 1960 vince il Prix Nazionale da la Sculture e rimane nella capitale francese fino al 1962.
Tornato a Roma, partecipa della vita artistica della città senza però aderire ad alcuna corrente o etichetta specifica, mantenendo una posizione personale ed autonoma.
Negli anni Sessanta apre lo studio in Trastevere a Corso Garibaldi, di fronte alla trattoria Antica Pesa. Un decennio più tardi si trasferirà nel centro di Cantalupo in Sabina, affittando l’intero edificio di una ex scuola materna e concentrandosi nella esecuzione dell’intera serie dei Tarocchi in 78 quadri.
Negli anni Ottanta torna stabilmente a Roma aprendo lo studio al Testaccio in via Giovanni da Castelbolognese 58, che sarà la congeniale sede di vita e di produzione artistica fino alla fine dei suoi giorni: attrezzata come laboratorio, abitazione e raccolta amplissima delle sue opere migliori gelosamente custodite per la propria godibilità condivisa con selezionati amici, estimatori, collezionisti.
Viaggia molto in Italia e all’estero: sue mete frequenti sono in Dalmazia, Siria, Egitto, Tunisia, India.
Cura diverse mostre personali: nel 1963 al Jardin des Artes di Roma, nel 1964 alla Galleria Maccagnani di Lecce, nel 1966 al Centro Universitario di Dunquerque, nel 1970 alla Galleria Salaria di Milano e alla Galleria Rialto di Venezia, nel 1973 alla Galleria – Libreria Eros di Milano, nel 1998 a Sidi Bou Said in Tunisia, nel 2002 a Bondeno di Ferrara. Dal 1968 ha preso parte a tutte le mostre Erotic Art che si sono tenute in Danimarca, Svezia, Olanda, Germania, Stati Uniti.
Si spegne a Roma il 29 dicembre 2003.
L’arte di Picini, traspare dalle parole del suo amico e critico d’arte Fulvio Abbate, ” è una sorta di koiné letteraria e narrativa intrisa di icone magiche, sulla scorta di quella rappresentazione raffinata che ‘Il segno del comando” diede proprio negli anni fulgidi della sua carriera: gli anni ‘70”.
La tessitura pittorica di Picini, “vicina al modus operandi” dei surrealisti, ricorda ancora Abbate, riproduce anche quel “senso del grottesco di Enrico Baj”, mentre la simbologia religiosa, ricordiamo “Splendeur” con il Papa in copertina di catalogo, rimanda immediatamente al Papa di Bacon. I colori di Picini però, non sono tetri e avvolti dalle tenebre come quelli di Bacon e, anche riflettendo una malinconia diffusa, brillano per la limpidezza, per questa emanazione turgida della vita. L’accortezza di Picini per il colore è quella di un amante che dipinge su un corpo nudo, come in “Kamasutra” (1972), la cui delicatezza consegna alle ombre cinesi di “Ibis et Redibis” (1968) la sua accoglienza, simile alle sinuose forme femminili che i suoi quadri tratteggiano con raffinatezza.
In questo senso il diavolo, come peccato, lussuria, amore dei corpi, coincide con l’acqua santa: si evidenzia nel percorso iniziatico di Picini una tangente, che unisce sacro e profano in un andirivieni estatico dell’iconografia attuale. “Marilyn più di che”, “L’ardore”, “Il diavolo I-VIII”, “L’odalisca”, sono riappropriazioni di un mito, quello della sensualità e della seduzione, perfettamente coerente alla donna, ravvisando in questo curvarsi delle forme un’estrema perfettibilità raggiunta dall’azione ritratta in movimento.
I rari collezionisti di questo artista poliedrico a cavallo fra religione e moderno esoterismo possiedono ancora una serie di tarocchi del Maestro, inserendolo in quella tradizione che, partendo da Bosch e attraverso i tarocchi viscontei del ‘400 da cui Calvino trasse ispirazione per “Il castello dei destini incrociati”, arriva all’oggi con una traccia di mistero.









